E la mannaia.
Il messaggio di Luigi
Voglio parlarvi di una cosa...
Voglio parlarvi di un bambino piccino.
Voglio darvi la sensazione di averlo avuto vicino.
Potrebbe essere una poesia, ma va bene anche in prosa.
Lo dirò a tutti quelli che vorranno ascoltare il respiro di un piccolo ometto, un furbetto di otto anni che è morto tanto tempo fa.
Voglio farvi sentire le sue guance sotto le vostre dita a dargli un pizzicotto, e vedere il suo sorriso mentre vi guarda, perché era un bambino piccino e molto strano.
Era un bambinetto trottante e robusto, un muletto caparbio e gentile, due guance rosa e dentini, e ciuffettino, mani forti da monello e sogni strani negli occhi. E schiamazzi, risa, strane, come lui; ma risa vere, come lui. Era bello stringerlo, era bello baciarlo, perché era lui che era bello. Era strano e solido, come un monte di alberi verdi e fitti che non sai cosa c'è sotto. Era strano e leggero come il mare che lo vedi quant'è infinito ma ne puoi prendere solo una manata. Era strano e simpatico come un film muto ma era colorato come tutti i colori dell'arcobaleno. Era strano e dormiva, piano, con quel suo respiro leggero e io lo guardavo e lo coprivo.
Il mio fratellino è un pugno nel cuore. Il mio fratellino è un pensiero. Forse è un amico silente e lontano che mi sta aspettando, piccolo amico mio.
Mio fratello aveva otto anni e io quindici, o giù di lì, poco importa. Quel giorno d'estate si è svegliato male. Molto male, ma non sapeva parlare. Aveva otto anni e non parlava. Un po' capiva, ma aveva qualcosa nella mente che non funzionava e non avrebbe mai funzionato. Sarebbe stata una vita di uomo muto con un pezzo di cervello rotto. Chissà perché era così.
Non è servita la corsa all'ospedale quando gli è venuta la polmonite fulminante. Non è servito niente. E' morto punto e chiuso. Finita lì, in pochi momenti, per sempre. Chissà se avremmo mai potuto parlare, io e lui. Chissà se oggi avrebbe potuto capirmi e chissà se io avrei imparato a capirlo, il mio povero piccolo amico sperduto in una mente inceppata. Chissà se dopo una vita insieme capirei al volo i suoi impulsi, forti, fortissimi, che lo spingevano a sbattere la testa per terra, sbattere, sbattere, sbattere, e non lo capivamo e lui giù, a sbattere la fronte, e nessuno riusciva a capire quello che volesse dire e quando succedeva e ce ne accorgevamo lo abbracciavamo subito perché il pavimento era il suo alfabeto morse impossibile: pum, pum, pum. Un bernoccolo cronico, di nascosto, qualcosa non gli tornava? Pum, pum, pum, con la fronte, e noi a correre per abbracciarlo. Ma il suo cervello era rotto, come il nostro cuore a viverlo. Faceva cose strane con le costruzioni, con le macchinine. Con gli altri bambini strani come lui stava bene insieme, a volte male, e giù con l'alfabeto morse.
Chissà se sarebbe stato un genio, a volte si pensa così quando non si sanno le verità impossibili. Chissà se sarebbe diventato un santo o un maledetto, un dentista o un metronotte, un artista o un ingegnere. Chissà, se il mio fratellino non fosse stato strano, come sarebbe stato da normale.
Normale... è una parola che fa quasi pochezza, modestia, povertà, di fronte a menti strane con alfabeti crittografati e persone analfabete a circondarli. Chissà perché l'unico condimento di questa vita annaspante è il sapore un po' troppo zuccherato dei sentimenti, del cuore, del buon cuore. Ma già, è facile averlo da parenti, genitori, fratelli, ce l'hai e basta, il buon cuore. Forse è una difesa naturale alle stranezze della vita. Forse è l'unica ciliegina che la nostra fetta di torta meriti.
Chi lo sa come sarebbe potuto essere, ora, fra di noi. Chi lo sa.
Ma il suo accordo con Dio è stato geniale. Se n'è andato così, dicendoci una cosa che nessuno di tutti i più grandi oratori al mondo e filosofi e persone importanti abbiano mai detto. Ci ha lasciato un messaggio scolpito nel cuore, con lo stesso scalpello delle tavole di Mosè.
E' il messaggio di pace, di capire che le cose non vanno sempre come vorresti e, soprattutto, che le persone meritano sempre un po' di affetto in più, non una fetta più grande, ché non serve a niente. Ma un mare di ciliegine. Perché è vero che siamo tutti fratelli. E' vero, oh quanto è vero. Anche con quelli che non capiamo. Anche con quelli che trafficano tutta la vita per farci capire i loro gridi interiori più forti, fortissimi, mentre possiamo imparare tutte le lingue del mondo, stare a sentire, comparire alla televisione, scrivere Blog, tavole rotonde, fratellanze, strette di mano, incontri, seminari, mentre tentiamo di essere più vicini a parole ma i fatti devono sempre venire dagli altri, mentre noi ci tiriamo la cintura e annodiamo la cravatta dei nostri vestiti migliori, mentre parliamo di quello che dovrebbe essere e non sappiamo nemmeno com'è, adesso, qui, fra di noi, davanti allo spettacolo della vita e sempre pronti col telecomando in mano. Pronti a cambiare persona, se lo spettacolo non ci piace.
Il suo messaggio è questo. Stare con gli altri per loro, per gli altri, strani o normali. Per gli amici, i nemici, le mogli, i mariti, le suocere e i fanatici, i preti e i ladri. Perché tutti parliamo ma non sempre capiamo il tormento negli altri, mentre loro gridano dentro, del loro grido più puro. E noi sentiamo solo un pum, pum, pum, pum...
Thanks, Luigi, amico mio eterno.
Il Carnefice
PS: non ho tempo di scrivere un nuovo articolo, cari tritaciuffole a manovella, quindi riesumo un vecchio scritto che ricalca bene quello che voglio dire ad alcuni frequentatori del Blog.
Eutanasia logica
Abbiamo tre attori distinti:
1) il sofferente estremo;
2) i non sofferenti;
3) la società.
E abbiamo due scene:
a) la fede
b) lo Stato.
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1) Il sofferente estremo ha davanti a sé quattro strade:
1.1) sopportare il dolore indicibile senza motivazioni di vita;
1.2) sopportare il dolore indicibile con motivazioni di vita;
1.3) assumere farmaci che eliminino il dolore;
1.4) suicidarsi.
2) I non sofferenti possono essere:
2.1) ignoranti involontari;
2.2) ignoranti volontari;
2.3) indifferenti;
2.4) sensibili;
2.5) estremamente coinvolti.
3) la società può affrontare il problema:
3.1) solo coerentemente con i suoi princìpi;
3.2) anche con incoerenze riguardo i princìpi.
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a) la fede è implicata nei seguenti modi:
- il sofferente credente (vero) rifiuta il desiderio di suicidio;
- il sofferente non credente non ha motivi religiosi per rifiutare il desiderio di suicidio;
- i non sofferenti credenti (veri) non possono restare indifferenti o essere ignoranti volontari e non importa se siano sensibili o estremamente coinvolti;
- i non sofferenti non credenti possono occuparsi della sofferenza o meno;
- la società è obbligata a seguire le leggi dello Stato.
b) lo Stato:
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Dobbiamo riempire lo spazio coi puntini tenendo conto delle realtà sopra esposte.
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Riferendoci ai punti numerati sopra esposti, si consideri che:
I) i punti 1.1 e 1.4 sono conseguenza del fatto che la sofferenza corrode tutti i pensieri; il punto 1.2 è un caso molto particolare e difficilmente riproducibile;
II) i punti 2.2; 2.3; 2.4 e 2.5 fanno capire che l'atteggiamento dei non sofferenti è solo di carattere sentimentale, mentre la società - insieme dei sofferenti e dei non sofferenti - pur tenendo conto dei sentimenti, non agirà in funzione di essi;
III) il punto 3.2 porta la società a rischi concreti inaccettabili che saranno inevitabilmente rettificati.
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Avete voglia, tempo e capacità per discutere su questa metodologia?
Il metodo sopra proposto ha carenze?
Faccio questa operazione di analisi e studio perché mi sono abbastanza rotto le scatole di sentire parlare parlare parlare, senza un metodo che, volenti o nolenti, sarà poi (speriamo) applicato dallo Stato per legiferare in merito. Se volete partecipare in modo serio apportando modifiche o riflessioni, bene, andiamo avanti. Altrimenti fate un po' come vi pare: io mi chiamo fuori da questa ormai inutile diatriba.
Il Carnefice
Successi scientifici
Un progetto di proporzioni enormi, che trova unite praticamente tutte le principali nazioni del mondo, è arrivato al suo culmine. Il suo indiscutibile successo raggiunto, dopo lunga consultazione, è stato decretato definitivamente da un'apposita commissione scientifica.
In meno di un secolo l'umanità è riuscita a raggiungere un risultato storicamente ritenuto imposiibile: arginare la delinquenza, frenare la follia, contenere in modo quasi totale la pazzia che albrerga in moltissimi individui.
In altre parole, ciò che sino a un secolo fa portava a delitti, omicidi, e follia, questo male oscuro dell'uomo, si può oggi dichiarare quasi totalmente debellato. Proprio in seguito a questo enorme esperimento effettuato su scala mondiale.
La comunità scientifica - e in particolare la branca che si è occupata in prima persona dell'imponente studio - ha annoverato una serie ininterrotta di successi. Un indiscusso genio scientifico, Jules Rimet, ha imposto la sua idea e, per la prima volta, in Uruguay, nel 1930, effettua il primo esperimento dando il via a questo immane sforzo verso il miglioramento dell'umanità intera.
L'interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale ha dimostrato ampiamente quanto il progetto dovesse essere ripreso repentinamente alla fine del conflitto e, oggi, possiamo assistere ad un successo totale di questa operazione.
La genialità del programma di correzione alle aberrazioni umane, però, non si può attribuire totalmente a Rimet, in quanto la sua idea poggia su basi ben più antiche; tuttavia a lui spetta l'onore indiscutibile di aver colto un aspetto fondamentale: coinvolgere anche i sani di mente, nella cura globale, cosicché i malati (ricordiamo: pericolosi) non percepiscano un senso di discriminazione o emarginazione.
Vediamo quindi milioni di persone sicuramente destinate alla delinquenza, libere di studiare, lavorare, contribuire attivamente alle attività sociali; vediamo decine di milioni di persone che sino a ieri sarebbero state emarginate, braccate, rinchiuse e giustiziate, operare alla luce del sole, con buoni risultati e in piena libertà e autonomia. Vediamo centinaia di milioni di individui essere parte reale e attiva di una società che sino a settant'anni fa li temeva, impotente.
L'esperimento può dirsi praticamente concluso con successo totale in coincidenza proprio con il termine dell'attuale campionato mondiale di calcio.
Gli osservatori scientifici dichiarano che - in seguito all'ultima notte di schiamazzi, petardate, camionate (sovente con rimorchio) di tifosi urlanti, dopo l'ultima delirante, folle nottata in compagnia di sirene, ambulanze, polizia, alcol e cori sgangherati - si possa decisamente affermare che la terribile orda che metterebbe in serio pericolo l'intera umanità - se lasciata preda delle sue stesse folli decisioni o, peggio, se coalizzata sotto qualche bandiera estremista religiosa - è tenuta socialmente sotto controllo con un metodo talmente vincente che i governi tutti hanno dichiarato la loro piena adesione alla strategia ormai ampiamente collaudata e rodata.
"Oltretutto" ha dichiarato il portavoce della comunità scientifica, "lo scotto da pagare non è neanche minimamente paragonabile al grandissimo risultato positivo. Infatti, le irrilevanti dimostrazioni di violenza sono solo il tenue riflesso di ciò che è invece totalmente debellato da questa particolare ed efficacissima cura di massa per le povere menti bacate."
Due sole sono state le obiezioni, durante la conferenza stampa. La prima è che episodi di violenza di massa esistono ancora, anche rilevanti; la seconda è che nell'esperimento forse vi è un po' troppo coinvoglimento anche verso chi non abbisogni della cura.
"Certamente" ha risposto il portavoce alla prima obiezione "c'è ancora molto lavoro da fare per perfezionare questo immenso lavoro. Ma stiamo operando su tutti i fronti, dalle messe in scena, alle falsità organizzate, alle cadute di stile programmate..."
Al giornalista che ha posto il problema del coinvolgimento anche di chi non abbisogni della cura, il portavoce ha risposto che "Sì, era parso, già dagli inizi, che questa cura fosse un po' troppo forte. Però dagli attentissimi studi è emerso che questo formidabile esperimento non solo rettifica la violenza umana, ma può mostrare chiaramente l'intimo nascosto della persona."
Dal canto nostro possiamo soltanto sperare che il governo italiano - sempre sensibilissimo ai bisogni di ordine sociale - mantenga la sua linea di supporto a questo grandissimo lavoro come, d'altra parte, ha sempre dimostrato in questi anni di ricerca in prima linea. Una menzione speciale per l'Italia: vero caposaldo mondiale.
E come ben ha rimarcato il Presidente della Repubblica in un'intervista: "Con questa vittoria l'Italia ha acquistato il senso dell'orgoglio e dell'identità nazionale, che sono fattori molto importanti"; l'identità nazionale e l'orgoglio non sono più mete conquistabili con il lavoro, l'onestà, il sacrificio, la partecipazione al progresso, ma con un'unione e spirito di corpo raggiungibile soltanto con questa straordinaria strategia sociale: il giuoco.
Il giuoco del calcio.
Evviva l'Italia.
Grazie Italia.
No non l'Italia che lavora, che pensa, ma quella dei miliardari che tirano calci a un pallone, adorati da una folla di dementi.
Il Carnefice
Un commento a LaNerchiaDiDio
E' arrivato un metodico. Uno che non si risparmia. Uno che è convinto di quello che fa. Un modello da studiare e, per certi versi, da fare proprio. Un carattere totalmente determinato, tenace, che non ha bisogno di sfidare, non necessita di ragionamento.
Non importa cosa dica e come lo dica: importa il fatto che esista per darci la testimonianza che SI-PUO'-FARE!
Non importa cha la sua idea sia contraria alla nostra. E non importa che la sua idea travalichi la logica o che sia corretta. Come a lui non importa se il terreno dove si muove sia concorde a lui o meno. Lui è movimento puro. E' una sottilissima, infinitesimale linea retta nella sua cieca e fredda potenza. Lui è dominio dell'assoluto essere se stesso oltre la propria stessa essenza. Lui non "tende a": lui è. Lui non è qualcosa di effimero e in mutamento, qualcosa che cresce: lui è un punto d'arrivo.
Intendiamoci: non è una cosa grandiosa, non è l'eccelso, e probabilmente lo fa per divertimento (magari avesse una cattedra) ma è pur sempre un gran bell'esempio di cosa l'uomo possa fare quando crede in una cosa. Un po' come quei tre pazzi volanti, in quella scatola di latta, quando misero piede sulla Luna.
Guardate e imparate, cani.
Il Carnefice
PS: avrei potuto fare un semplice commento ai commenti che lui ha inviato a me, ma sono sicuro che il mio sarebbe andato perduto in altri suoi. Troppo lineare.
Gran discorsi sull'eutanasia per i bambini
C'è gente che si mette lì a parlare di queste cosette, come nulla fosse, come discutere sulle lotte per il lavoro o per il caro prezzi.
E dice ci vorrebbe una legge così, una legge cosà, mentre alcuni di noi, alcune famiglie tengono fra le braccia un bimbo che si consuma nello strazio di un dolore incurabile destinato a terminare nella morte.
Allora invocano una regolamentazione dall'alto, dallo Stato, oppure si riferiscono agli insegnamenti della Chiesa...
Abbiamo perso l'identità popolare. Demandiamo alle leggi, al governo, all'ideologia della maggioranza, "se lo dice lei allora va bene"...
Io dico che non può andare bene per casi straordinari come quelli che discutiamo qui.
Non si può demandare ad altri, alla "maggioranza" il caso singolo, straordinario ed estremo. Impossibile e degenerante: questo è il punto. La collettività non può farsi carico di un evento eccezionale e avere le capacità di risolverlo.
Questo è quanto.
E questo vale per una "maggioranza", per un governo, per un'ideologia, per una religione o per un regime.
Non fatemi inalberare ché è evidente che non conoscete la disperazione più profonda, quella che ti distorce la mente in modo assoluto, giorno e notte, non ti lascia un momento, nemmeno un istante brevissimo, e non consente alcun tipo di ragionamento. Non sapete, ma parlate di questo. Addirittura invocando ordini superiori a regolare interventi elucubrati su eventi che rimangono isolati e assolutamente unici.
A queste storie si possono avvicinare solo i parenti stretti. Poi gli amici intimi. Poi i conoscenti e via, via, sino ad arrivare agli astranei. Ma in questo categorico ordine, non l'inverso. Non che in casa mia, nel dolore più straziante e disumano arriva uno sconosciuto e mi dice: questa è la legge o questa è la Parola di Dio. Vuol die che tu non sai e ti permetti. Ma cosa ti dice la tua testa e il tuo cuore, sei impazzito? Lo sai cosa ti succede se incontri uno che niente niente reagisce? La reazione sarà straordinaria. E che ti aspettavi?
E il bello è che lo sappiamo di andare a toccare cose che non si deve.
Lasciamo stare.
Datemi retta.
Lasciamo stare.
Auspichiamo che qualcuno faccia una legge apposita, molto molto molto rispettosa, in punta di piedi, a porta socchiusa e capo chino, dove il magistrato entri nudo di poteri e il cuore in mano. Di fronte a certe cose non si parla ad alta voce. Anzi, si tace. E si spera che non capiti MAI a noi. Altro che "prova di Dio".
Provàtela un po' voi, cialtroni, poi ne riparliamo. Forse.
E chiunque si azzardi ad alzare la testa - questo dovrebbe essere il primo articolo di questa legge - gliela si abbassi subito, a scapaccioni.
Silenzio.
Il Carnefice
Io credo...
Voglio dire una cosa ovvia, tutt'al più non la leggete. La cosa si chiama: credere o non credere in Dio.
Svolgimento.
Sul pianeta Terra e nell'universo visibili, sia infinitamente piccolo, sia infinitamente grande, non c'è traccia pratica, scientifica, concreta, di Dio.
Bisogna dire che questa - nel caso Dio esista - è una gran furbata da parte Sua.
L'opposto di questa furbata (cioè, lasciare anche una pur minima traccia anche piccolissima, anche infinitesimale, ma comunque dimostrabile e quindi traccia certa), avrebbe rivelato incontrovertibilmente l'esistenza di Dio e, quindi, salterebbe tutto il discorso della religione - o, meglio, delle religioni - e salterebbe il discorso del libero arbitrio, della libertà di credere o non credere in Dio.
Se esistesse questa traccia saremmo costretti a dire: "Dio esiste ed è un fatto inopinabile. Per chiunque. Scientifico, dimostrato e dimostrabile, pratico. Punto".
Saremmo costretti. Una cosa davvero terribile perché dovremmo avere una mentalità diversa per accettare un fatto simile o, quantomeno, essere angeli o qualcosa del genere.
Restando ancora un momento nell'ipotesi che Dio esista, diciamo che Dio è stato talmente saggio - creando questa specie umana - da dargli questa mentalità, ma fare anche in modo che possa essere l'uomo stesso a scegliere in modo autonomo e personale se credere in Lui o no, proprio non interferendo in alcun modo (orribile il tentativo di dimostrare l'esistenza di Dio proponendo immagini di perfezioni universali e complessità impensabili: oltre ad andare contro il concetto di libero arbitrio, si sa che questi argomenti sono pane per gli allocchi).
In effetti, chiunque può dire: "Gesù è il Figlio di Dio", ma chiunque altro può dire "Gesù era un uomo con poteri straordinari, e Dio non esiste". Proprio perché se l'esistenza di Gesù dimostrasse inconfutabilmente l'esistenza di Dio, vorrebbe dire che Dio ha deciso che chiunque dei Suoi figli terrestri debba conoscere senza dubbi la Sua esistenza. Ma così, lo sappiamo, non è.
Non lo è perché ci sono persone - ancora oggi - che nascono, vivono e muoiono senza la minima conoscenza del nostro Dio e di Gesù.
E non lo è perché persone che hanno studiato l'argomento sono ancora liberissime di non credere che Dio esista, e di credere che Gesù fosse solo un buon, saggio "Silvan" dell'epoca.
Se invece vogliamo credere che Dio non esista, quindi, siamo liberi di farlo.
Libertà.
Ecco perché dico che credere è una cretinata: cretinata nel senso che deve, sostanzialmente, essere una scelta pura, come puro è l'uomo al quale è indirizzata la scelta. Infatti, la scelta di credere non deve essere solo prerogativa di intelligenti o colti: deve essere una scelta "di cuore" e non di testa o per studi.
Il fatto interessante è che la presenza di Gesù (anche qui, che esista o meno, è il messaggio "in sé" che conta) dà alla religione cristiana una forza supplementare rispetto alle altre religioni.
Il problema, è che Gesù deve possedere, anche Lui, la caratteristica di non-prova dell'esistenza di Dio, altrimenti ricadremmo nel bisticcio sopra descritto.
Ed ecco perché dico che Gesù rafforza chi crede ma non necessariamente converte il non credente (soprattutto se la Sua immagine è insistentemente sbandierata).
Oltretutto, dire a un non credente che andrà all'inferno o che va contro i dettami di Dio è la cosa che più lo allontanerà ragionevolmente da Dio o che, peggio, lo avvicinerà per scaramanzia, prudenza o superstizione: brutte cose.
Piuttosto, è il messaggio evangelico che può dare un supporto alla scelta. Ecco perché Gesù ordina di divulgarlo: una sorta di propaganda. Niente di male: molto "umano" e per nulla probatorio riguardo l'esistenza di Dio. Perfetto: "Credici!" esclama. Ma non ti dice "Ora ti dimostro che Dio esiste...".
Chiosa: nessuno al mondo può dimostrare l'esistenza di Dio. Ma chiunque può fare la scelta, libera, intima e personalissima, di credere in Lui o meno; senza distinzioni d'intelligenza e di cultura.
Un bell'affare. Siamo soli. Con noi stessi. Con il nostro cuore e le nostre scelte.
Facciamocene una ragione. Questo è il nostro potere, e questa è la Potenza di Dio (la volta che scegli che esista...).
Il Carnefice
PS: per il momento la religione è l'unico appoggio che abbiamo per fare un ulteriore saltello verso Dio. Rendiamoci solo conto che di fronte alla Sua quota, rimarrà solo un saltello, forse un pochino più alto, ma sempre, solo, un misero saltello rispetto all'infinito. Meglio di niente.
Verranno i tempi del "Terzo Testamento"? Beh, anche qui: solo se vorremo.
E, in quest'ottica, c'è chi si ferma alla base d'appoggio della religione canonica proclamando che è sufficiente per tutto (anche se - giustamente! - non è così), chi invece tenta di costruire una base diversa. Tutti ci rendiamo conto che di fronte all'infinito, forse, sia fatica inutile. Ma, in effetti, l'importante non è edificare una base più elevata per avvicinare il singolo un po' più a Dio: l'importante è edificare una base più vasta. In modo da accogliere più persone che possano fare la scelta: amare Dio e amare il prossimo come se stessi.
Se è vero...
Ho trovato questa boiata micidiale da Alkall. Intendiamoci, non è che l'abbia inventata lui; pare invece che sia un fatto vero e che interessa una scuola.
La cosa consiste, molto semplicemente, in due eventi distinti:
1) alcuni ragazzi vogliono pregare durante la ricreazione;
2) chiedono il permesso ai docenti.
Prima di tutto, mi preme far notare solo alcuni fra i primissimi articoli della Costituzione della Repubblica Italiana.
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità [...].
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...].
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. [...]
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. [...]
E adesso concentriamoci sul fatto che i docenti, alla richiesta degli alunni, abbiano - pare - rifiutato il permesso.
Ora, considerato che ben quattro articoli esistono in merito alla faccenda religiosa, mi pare il caso di sporgere regolare denuncia per incarcerare miseramente i poveri dementi che non conoscono o, come il quartetto magico della Wanna nazionale ha operato per anni e anni, disconoscono a bella posta - abusando del poterucolo da cortile che, in fondo, per legge, non hanno - la questione legale.
Ma vorrei spezzare una lancia - nel costato dei genitori imbelli - riguardo il punto (2) testé esposto: i ragazzi vanno dal gruppo docente e CHIEDONO IL PERMESSO?
Cosa come? IL PERMESSO PER PREGARE? Va bene l'educazione, ma cosa ti hanno insegnato a casa, che devi chiedere il permesso di congiungere le mani e pregare, se ti trovi in pubblico ma non in chiesa?
Capirei se la preghiera prevedesse la costruzione in pianta stabile di un altare da tre tonnellate (di marmo, of course), o di un'edicola in faggio del Buntu, o se durante la preghiera inondassero d'incenso la scuola, o se avessero avuto intenzione di impintare un HI-FI da 50kW per l'audizione generale.
Allora direi che il rifiuto sia doveroso.
Ma se i poveretti vogliono pregare, non devono chiedere il permesso ad alcuno.
Passo e chiudo.
Non commentate, ché non serve.
Il Carnefice
PS: se volete denunciare i poveri stolti, fatelo tramite le opportune associazioni. E' meglio che io mi esoneri dalla bagarre: non sta bene impugnare la mannaia in aula professori.
Grazie a Ogre...
Proviamo a partire da una considerazione esterna al problema cristiano.
E poniamoci un problema da risolvere.
Dati del problema:
1) Dio esiste ma non lo si conosce direttamente;
2) Dio è infinitamente tutto.
Il primo dato dice che Dio è un'esperienza personale ma non fisica.
Il secondo dato implica un'entità irraggiungibile dalla nostra mente.
Ci sono due modi di affrontare il problema.
Il primo è postulando che - non potendo capire Dio - ci si attenga all'unico strumento umano per accostarvisi: la religione.
Il secondo è postulando che - sebbene non si possa raggiungere Dio, in questa vita - si possano capire alcuni risvolti importanti, al di là delle religioni.
Affrontare il problema nel primo modo significa, al limite, fare della teologia basata sulla religione. Ma nel secondo modo, significa fare teologia oltre la religione.
Il primo modo potrebbe anche risultare blasfemo a una o a tutte le religioni.
Il secondo esclude la blasfemia per definizione.
Ora, dato che ci si può prendere una vacanza dalla religione (poi, semmai, si torna al lavoro...), sarà possibile toccare alcune parti di Dio solo col ragionamento libero?
Io dico di sì.
Credo, però, che si debba tenere presente che questa direzione porterà a una "meccanica di Dio". Certamente risulterà sempre incompleta, ma ho fiducia che sia un ottimo metodo per mettere quasi tutti d'accordo e, cosa ancor più importante, innescare un ragionamento appetibile per chiunque.
----------------- PARTENZA -----------------
La prima domanda per il problema è: cosa vuole fare Dio con noi?
E, questa volta, si dovrebbe dare una risposta accettabile.
Suggerimento: dimenticarsi di ciò che dica qualsiasi religione.
Ah, una cosa: se dopo minuti, settimane o anni dovessimo aver raggiunto il culmine del nostro pensare, libero da religioni, finendo nel cristianesimo, non crediate che, comunque, sia stato tempo buttato.
Se Dio esiste, e se ci guarda, so che apprezzerà lo sforzo. Lo so.
senior fa il pigro
Nota per i poveri trafelati a cucù che non abbiano cuore di leggere tutto: andate pure al riassunto. Tanto vi conosco, fannulloni.
Dirò qualcosa di illuminatissimo e discutibilissimo. Così si fa.
Una volta c'era ideologia politica. Oggi è praticamente impossibile.
Una volta c'era Dio Patria e Famiglia. Oggi ci sono varie religioni, c'è la globalizzazione e il divorzio.
Una volta c'era la corruzione ben celata. Oggi c'è l'onestà data in affido sempre a qualcun altro.
Le cose stanno così, o frustrati del Lunedì mattina: dopo un po' di naturale rodaggio, dopo la seconda guerra mondiale, il governo si è reso conto che dare quel poco alla gente significava anche potersi fare i propri interessi.
Il governo cominciò a capire. E il governo si trasformò lentamente da gruppo di rappresentanti della popolazione in un gruppo isolato che potesse - sempre più a contatto con altri governi - inventarsi qualsiasi cosa, indipendentemente dal vantaggio dei rappresentati.
La democrazia.
La democrazia si basa su un semplicissimo meccanismo: il disaccordo. Disaccordo inteso, ovviamente, come sana contrapposizione ideologica. In questo modo la democrazia permette di valutare la bontà di un'idea, di un progetto, di un'impostazione, perché dall'altra parte esiste un sano dissidio, una diversa possibilità, un angolo di visuale differente.
E' chiaro che se la democrazia sarà minata in questa sua caratteristica di fondo, non sarà più democrazia ma, come oggi è dimostrato, si trasformerà in un sistema omogeneizzato dove tutti i rappresentanti, alla fin fine, saranno relativamente in accordo. Anche se il teatrino ideologico continua a fare credere alla gente che esista ancora contrapposizione.
Detto questo, si capisce la necessità di correre ai ripari, in modo da tornare ad avere quelle sane contrapposizioni che offrano il terreno della vera scelta.
Il problema è che la gente, il popolo, non ha gli strumenti intellettuali per capire i problemi e le relative scelte, e gli unici strumenti sono i "media" che, come un imbonitore scafato (ormai da anni di sperimentazione occulta), rendono ancora più oscuro il processo di comprensione di un problema.
Il governo diviene quindi una fazione che non rappresenta più i cittadini e, questi ultimi, non sanno che fare. Addirittura tentano di inventarsi una democrazia diretta che, lungi dall'essere applicabile, conserva pericolosissime porte di servizio da cui possano accedere elementi che pilotino ancor maggiormente la gente. Brutta storia.
Che fare?
La soluzione è - ancora - nell'ideologia. O meglio, un governo che sia pure omogeneizzato (ben venga se le decisioni siano giuste) ma affiancato da una presenza popolare che conservi un'ideologia forte con elevata tendenza civica: governo di pochi rappresentanti controllato da una popolazione fortemente ideologicizzata. Naturalmente l'ideologia si perfezionerebbe, in quanto strumento in continua operatività, in tempi non certo brevi; ma sarebbe l'unica impostazione a conservare una democrazia non più di palazzo, ma generale.
Perché ciò sia attuabile, tuttavia, si dovrebbe ricorrere a un sistema che offra a tutti - iniziando dalla propedeutica scolastica - una base di conoscenza sulle varie materie umanistiche, scientifiche, filosofiche, eccetera; e che sia un forte polo di concentrazione del pensiero supportato da divulgazioni gratuite capitanate dai grandi cervelloni planetari rappresentanti le varie discipline.
(Che idealista che sono!)
Una forte ideologia non è però inquadrabile - come sta penosamente accadendo - in una religione, soprattutto quella cristiana.
Il fatto è che il Capo stesso della Chiesa disse chiaramente di separare il governo umano da Dio addirittura contrastando quei governi teocratici che tutt'oggi hanno (e danno) i loro bei grattacapi. La formula vincente dell'amare il prossimo sarebbe quindi l'unico anello di congiunzione fra un alto senso civico e la fede in questa religione, con ritorni immensi - ove applicata - in termini di equilibrio governativo.
L'ideologia che dovrà nascere, quindi, potrà concretizzarsi solo con il supporto di chi abbia facoltà di credere nell'onestà - punto chiave - e questa enorme fetta di popolazione è ben inquadrabile da chi sia ormai scevro dalla frenesia della costruzione della vita, giovane in cammino verso una propria stabilità. E' inquadrabile pertanto nella popolazione di chi sappia difendere i valori, di chi abbia alle spalle una vita e, soprattutto, la serenità mentale per diventare guida.
(Ma come faccio a essere così bello e bravo?)
Carissimi senior, avete molto più da dare con i vostri patetici interventi che sentire le illuminate opinioni di chi ci governa.
La nazione, quella che regge tutto, è fatta da noi. E' fatta da voi.
----------- RIASSUNTO DELL'IGNOBILE PAPPARDELLA -----------
senior, falla finita. Se era una prova di compatimento, da parte mia è fallita miseramente.
Al lavoro!
Il Carnefice
PS: qualsiasi avventuriero del dissenso, si astenga dal rompermi le scatole su ciò che ha letto.
Non restituisco il biglietto.
E non fa rima!
Dio e gli altri, quelli buoni.
Voglio fare un esperimento.
Voglio provare a non temere Dio.
Voglio fargli dei dispetti, proprio volontariamente.
Voglio cambiare totalmente atteggiamento nei suoi riguardi.
Voglio proprio passare un certo periodo di tempo a non ritenere più Dio una figura superiore, ma un nanetto su cui sfogare le proprie nevrosi.
Voglio vederlo sotto una luce diametralmente opposta perché Dio potrebbe anche essere così. Potrebbe essere anche un nostro subalterno, un nostro parassita. Uno che non può vivere se non alle tue spalle.
Voglio provare per un po' a immaginare Dio come un noioso elemento indissolubile della mia vita, che mi sta dentro e mi rode le scatole, proprio come il verme solitario.
Voglio invocare Dio e, anziché averne reverenziale timore, ammirazione e religiosa costernazione, cominciare ad averne una precisa idea di fastidioso fratellino minore da prendere a sberle e sottomettere "Vieni qua" digrignando. "Vieni qua, che ti faaaccio maaaleee".
Voglio credere, fermamente credere, che Dio sia uno da mettere in riga, intendiamoci, lui e il suo amichetto Diavolo, la coppia "attenti a quei due", mica che ci scordiamo anche dell'altro compare.
Voglio proprio cacciarlo a calci dalla cameretta ogni volta che lo senta bussare, lui e le sue belle paroline "fate così, fate cosà", ma che vuoi? ARIA.
E voglio proprio vedere se lui s'incazza, scusate il termine.
Oppure, voglio vedere se a darmi contro non sia lui, il Padre Buono, ma la gente che mi sta intorno, i "rappresentanti di Dio", i "difensori di Dio", i "credenti".
Voglio proprio vedere chi sarà, davvero, questa volta, a reagire. Dio, o gli altri, quelli buoni.
Ora potrebbe partire una sequela di bestemmie.
Ma la cosa non è così rozza. Spero lo abbiate capito.
Il Carnefice
PS: embé? E allora? Credevate che io non possa fare tutto quello che mi pare, addirittura con Dio?
Vediamo cosa mi succede, vediamo. Cari i miei bellissimi unici, immarcescibili, incommensurabili, dementissimi a molla.
Slurp in Il messaggio di Luig...
Psicovirginio in Il messaggio di Luig...
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